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mercoledì 15 aprile 2026

Il Piccolo Dittatore

Ho chiesto a Claude (Sonnet 4.6) di commentare l'attacco di Trump al pontefice. La IA, correttamente, come premessa ha fatto un riassunto della vicenda, tenendo conto degli ultimi aggiornamenti. La trovate in fondo, se vi interessa, ma non credo che ne abbiate bisogno: la notizia è al centro di tutti i notiziari. Compresa l'immagine che Trump stesso ha diffuso contestualmente, sebbene poi si sia affrettato a cancellarla.

Io: Il 13 Aprile Donald Trump con un post su Truth ha attaccato con estrema durezza papa Leone XIV, descrivendo il pontefice come "debole sul fronte della criminalità" e "pessimo in politica estera". 

Il vicepresidente Vance, il giorno dopo, a suo sostegno, ha affermato che il Vaticano dovrebbe "attenersi alle questioni morali". 

Assumi il ruolo di un esperto di filosofia morale e alla luce di questi eventi commenta la seguente citazione di Umberto Eco, tratta da "Sulle spalle dei giganti. Lezioni alla Milanesiana 2001-2015", Ed. La nave di Teseo, Milano, 2017, pag. 140: 

"Elie Wiesel diceva che coloro che pensavano che tutto fosse permesso non erano coloro che pensavano che Dio fosse morto, ma coloro che credevano di essere Dio (difetto comune ai grandi e ai piccoli dittatori".

Claude ha detto:

La citazione di Eco — mediata attraverso Wiesel, sopravvissuto all'Olocausto e testimone morale del Novecento — illumina con straordinaria precisione la dinamica che si è consumata in questi giorni tra Washington e il Vaticano.

Il rovesciamento dell'argomento nietzscheano

Eco riprende e capovolge un luogo comune del pensiero moderno. La tradizione che va da Dostoevskij a Sartre ha sostenuto che, senza Dio, tutto è permesso: caduto il fondamento trascendente della morale, l'uomo sarebbe precipitato nell'arbitrio. Wiesel — e Eco con lui — propone un'inversione radicale: il vero pericolo non è l'ateismo, ma la teosi del sé, il credere di incarnare la volontà divina in prima persona. Chi si pensa strumento di Dio rimane ancora vincolato a qualcosa di esterno a sé. Chi si crede Dio non riconosce limite alcuno, perché il limite presuppone un'alterità che lo ponga.


La questione Vance: chi definisce le "questioni morali"?

L'affermazione di Vance — "il Vaticano si attenga alle questioni morali" — contiene una contraddizione filosofica che merita di essere smontata con cura.

Stabilire cosa sia una questione morale è già, di per sé, un atto filosofico e politico di primissimo ordine. Quando il vicepresidente degli Stati Uniti indica al successore di Pietro il perimetro entro cui è autorizzato a parlare, sta compiendo esattamente ciò di cui Wiesel ed Eco diffidavano: si arroga il potere di definire i confini del lecito discorso etico. È una forma sottile ma nitida di quella stessa hybris.

La guerra, i migranti, le armi nucleari sono questioni morali — nel senso più classico del termine, da Aristotele a Kant, da Agostino a Rawls. Riguardano la vita, la morte, la dignità, la giustizia distributiva, i limiti del potere. Sostenere il contrario non è una posizione laica: è una posizione teologica mascherata da pragmatismo politico, che sacralizza il potere statale sottraendolo al giudizio etico.


Il "difetto comune ai grandi e ai piccoli dittatori"

Eco aggiunge una precisazione fondamentale: questo meccanismo non è prerogativa dei tiranni della storia — Hitler, Stalin, Pol Pot — ma appartiene a una struttura antropologica ricorrente, declinabile in molte scale di grandezza. Il "piccolo dittatore" può essere tale non per il numero dei crimini commessi, ma per la forma del ragionamento: quella che nega legittimità a qualsiasi voce che non coincida con la propria.

In questo quadro, la pubblicazione dell'immagine generata dall'IA in cui Trump assume le sembianze di Cristo non è un episodio bizzarro o folkloristico da liquidare con ironia. È un lapsus simbolico di rara evidenza: la sovrapposizione visiva tra il sé e il sacro, tra il potere politico e l'autorità divina. Wiesel avrebbe riconosciuto immediatamente la struttura.


Leone XIV come figura del limite

Paradossalmente, è proprio il Papa — istituzione per definizione legata al trascendente — a svolgere in questo confronto la funzione laica e filosofica del limite esterno: quella voce che ricorda ai potenti che esiste un piano di giudizio che non coincide con il loro successo elettorale, con i dati di borsa, con i sondaggi. Leone XIV non ha nominato Trump nei suoi discorsi più duri. Ha parlato di guerra, di pace, di morte dei civili. Trump ha risposto come se si sentisse chiamato per nome — e questo, dal punto di vista della filosofia morale, è significativo: la coscienza che si sente accusata da un discorso generale rivela dove risiede il disagio.


Conclusione

La citazione di Eco non è una denuncia ideologica: è una diagnosi strutturale. Il problema non è che Trump o Vance siano irreligiosi — al contrario, si muovono in un ecosistema culturale fortemente religioso. Il problema, nella prospettiva di Wiesel, è un'altra cosa: che il riferimento a Dio venga usato non come fonte di vincolo e umiltà, ma come amplificatore di una volontà già decisa. Quando la divinità benedice sempre e soltanto ciò che si è già scelto di fare, non si sta adorando Dio: si sta adorando se stessi con il linguaggio di Dio.

Ed è esattamente quello che la filosofia morale, da Socrate in poi, ha cercato instancabilmente di smontare.

*****

Claude, prima di commentare, ha riassunto brevemente la vicenda in modo ineccepibile.

Lo scontro Trump – Papa Leone XIV

La notizia è accurata. Domenica 13 aprile, Trump ha criticato duramente Papa Leone XIV in un post su Truth Social, definendolo "debole sul crimine e terribile per la politica estera." Il Post

Il contenuto del post

Nel lungo post, Trump ha scritto: "Non voglio un Papa che pensi che sia giusto che l'Iran possieda armi nucleari. Non voglio un Papa che pensi che sia terribile che l'America abbia attaccato il Venezuela. Sfortunatamente Leone è debole sul crimine, debole sulle armi nucleari." Adnkronos Trump ha anche attaccato il Papa per aver incontrato David Axelrod, consigliere di Obama.

Ha inoltre elogiato il fratello del Papa, Louis, definendolo "un vero sostenitore del MAGA" che "ha capito tutto." Adnkronos

Le origini dello scontro

Leone XIV aveva progressivamente inasprito i toni contro la guerra: alla Domenica delle Palme aveva avvertito che Gesù "non ascolta le preghiere di chi fa la guerra", nel messaggio Urbi et Orbi di Pasqua aveva chiesto che "chi ha in mano le armi le deponga", e il 10 aprile aveva scritto su X che "Dio non benedice alcun conflitto." SIR In nessuna di queste occasioni il Papa aveva nominato direttamente Trump.

La risposta del Papa

La replica di Leone XIV è arrivata dall'aereo papale, durante la sua visita in Africa: "Non mi fa paura" e "non voglio aprire un dibattito", ha detto. "Non sono un politico: smettiamola con le guerre!", ha aggiunto, ricordando di parlare "del Vangelo" e che continuerà a farlo "ad alta voce." ANSA

Le reazioni

Monsignor Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale statunitense, ha dichiarato: "Sono rattristato che il Presidente abbia scelto di scrivere parole così offensive sul Santo Padre. Papa Leone non è il suo rivale, né un politico. È il Vicario di Cristo." Adnkronos

Persino Giorgia Meloni, la più stretta alleata europea di Trump, ha definito le sue parole "inaccettabili", provocando una rottura inattesa. Trump ha risposto duramente anche a lei in una telefonata al Corriere della Sera: "È Giorgia Meloni a essere inaccettabile. Sono scioccato da lei." Il Fatto Quotidiano

Gli sviluppi più recenti

Oggi, 15 aprile, Trump ha lanciato un nuovo attacco al Papa su Truth, chiedendogli di considerare il numero di morti causati dal regime iraniano e concludendo con "L'AMERICA È TORNATA!" Il Fatto Quotidiano

Si tratta di uno scontro senza precedenti nella storia recente tra un presidente degli Stati Uniti e un pontefice, reso ancora più peculiare dal fatto che Leone XIV (Robert Francis Prevost) è lui stesso americano.