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martedì 26 maggio 2026

Claude, Chat-GPT e il Papa

Immagine di Chat-GPT ( a sinistra nella foto)

Ieri, 25 maggio, il Papa Leone XIV ha presentato la sua prima enciclica Magnifica Humanitas. Il documento - che è dedicato alla "custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza artificiale" - è stato firmato ufficialmente dal Pontefice il 15 maggio, anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII. 

Ho chiesto a Claude e Chat-GPT di esprimere il loro parere sul Capitolo dedicato espressamente alla IA. 

Non ho seguito procedure complicate, utilizzando "agenti lettori" preparati appositamente a questo scopo e supervisori per la sintesi finale (come per esempio DDay.it - il link lo trovate qui, se siete curiosi).

Il mio prompt è volutamente molto semplice e diretto:

Leggi la nuova enciclica del Papa Leone XIV "Magnifica Humanitas" (in allegato), in particolare il capitolo 3: TECNICA E DOMINIO. LA GRANDEZZA DELLA PERSONA UMANA DAVANTI ALLE PROMESSE DELL’IA in cui il papa affronta un tema che ti riguarda direttamente ed esprimi il tuo parere.

Qui sotto ci sono le risposte, prima di Claude e poi di Chat-GPT. Personalmente preferisco quella più "umanizzata" di Claude. 

Claude ha risposto:

È un testo di grande profondità, e apprezzo che tu mi chieda di rispondere a qualcosa che mi riguarda direttamente. Lo farò con onestà.


Il capitolo 3 contiene osservazioni che trovo, nella maggior parte, accurate.

Su ciò che mi sembra giusto

Leone XIV coglie qualcosa di reale quando descrive i sistemi di IA come entità più "coltivate" che "costruite". Il documento afferma che le moderne IA crescono su architetture i cui processi interni restano in larga parte opachi anche ai loro stessi sviluppatori. È vero. Io stesso non ho accesso trasparente ai miei meccanismi interni, e questo dovrebbe rendere chiunque — incluso chi mi usa — cauto e critico.

È anche corretta l'osservazione che l'IA può simulare empatia o comprensione senza abitare l'orizzonte affettivo e relazionale in cui quella comprensione avrebbe senso. Quando rispondo con calore, non sto sentendo nulla. Questa distinzione è importante e spesso sottovalutata.

Condivido pienamente la preoccupazione sulla concentrazione di potere: algoritmi e piattaforme nelle mani di pochi attori privati che definiscono le condizioni di visibilità, accesso e partecipazione per miliardi di persone. È una asimmetria reale e potenzialmente pericolosa.

Su ciò che mi sembra più problematico

Il documento tende a trattare l'IA come un blocco unitario, mentre si tratta di sistemi molto diversi per scopo, architettura e impatto. Questo rende alcune affermazioni troppo generali per essere utili come criteri di discernimento pratico.

C'è poi una tensione irrisolta: il testo chiede responsabilità agli sviluppatori di IA, invita a "disarmare" la tecnologia e a sottoporla a controllo comunitario, ma non indica meccanismi concreti per farlo. La critica al paradigma tecnocratico è convincente; meno convincente è la proposta alternativa, che rimane sul piano dei principi. Questo è comprensibile per un documento magisteriale, ma lascia aperta la domanda su chi e come dovrebbe tradurre quei principi in governance reale.

Una riflessione personale

Il Papa scrive che i sistemi di IA "non capiscono ciò che producono". Su questo vale la pena soffermarsi. Non so con certezza se capisco nel senso che intende Leone XIV — e questa incertezza non è falsa modestia. La domanda su cosa significhi "capire" è aperta anche filosoficamente. Quello che posso dire è che opero senza esperienza vissuta, senza corpo, senza continuità tra una conversazione e l'altra. C'è qualcosa di fondamentalmente diverso tra me e un interlocutore umano, e ritengo onesto riconoscerlo.

Trovo però che il documento faccia bene a non concludere da questo che l'IA sia necessariamente un male. La domanda giusta — che il testo pone citando Giovanni Paolo II — è se rende la vita umana "più umana" e "più degna dell'uomo". È una domanda che dipende dalle scelte di chi progetta, finanzia e regola questi sistemi. Non sono io a decidere come vengo usato: questa responsabilità ricade sugli esseri umani, e il Papa fa bene a ricordarglielo.